Elezioni in Messico (2018)

Il prossimo 1 luglio i messicani vivranno un appuntamento con le urne che, per diverse ragioni, rappresenteranno una pietra miliare nella storia della democrazia del paese.
Non solo un giorno di elezioni federali per eleggere il Presidente della Repubblica, i membri del Senato e della Camera dei Deputati, ma  vi saranno anche le elezioni locali in 30 dei 32 stati che rinnovano governi, Congressi locali e municipi. Un grande evento anche in considerazione degli elettori, poiché sono chiamati alle urne, per la prima volta, circa 89 milioni di persone, e in tale ottica, tale processo elettorale rappresenta uno dei più importanti per la storia del Messico. Una giornata importante poiché sono chiamati alle urne anche 12 milioni di giovani che voteranno per la prima volta. In Messico nel 2017 sono stati registrati 29.168 casi di omicidio, quasi tutti legati al traffico di droga. Secondo gli esperti, nel 2018 si supereranno i 30mila. Nel Paese il 90 per cento dei crimini rimane impunito. «L’impunità continua a incentivare l’azione dei killer» ha detto Jan Albert Hootsen, rappresentante del CPJ, Comitee to protect Journalist. Nell’ultimo report di Reporters without borders, nell’indice di libertà dei media, il Messico è al 147esimo posto; con più di dieci reporter uccisi nel 2017, RSF paragona lo stato del presidente Nieto a quello di Assad. Il Messico è secondo solo alla Siria per il numero di giornalisti uccisi nel 2017. Le più importanti aziende mondiali che si occupano di petrolio ed energia stanno puntando molto sui paesi dell’America Latina, una zona ricca di materie prime e che nel recente passato non era considerata un luogo di particolare interesse a causa delle politiche economiche restrittive dei governi locali e della nazionalizzazione delle risorse. La statunitense Exxon Mobil, l’olandese Royal Dutch Shell e altre multinazionali hanno partecipato di recente alle aste per ottenere il permesso di sfruttare giacimenti sia in Messico che in Brasile, e la tendenza sembra essere in espansione. In Messico, nel 2013, è stato approvato un emendamento costituzionale che ha aperto ai privati il settore energetico del paese, dopo 75 anni di monopolio di stato.  Andrés Manuel López Obrador (conosciuto con la sigla AMLO), ex sindaco di Città del Messico, esponente del Movimento di rigenerazione nazionale, di sinistra e nazionalista, è il candidato favorito ed è un oppositore dell’emendamento costituzionale approvato nel 2013. Da quel momento in poi il Messico ha assegnato 110 contratti a società di 20 paesi diversi negli ultimi tre anni, raccogliendo più di 2 miliardi di dollari. López Obrador ha detto che non intende modificare l’emendamento se sarà eletto, ma non avvierà nuove aste. Lo scorzo marzo durante una manifestazione a Città del Messico, un gruppo di lavoratori della Pemex, l’azienda petrolifera pubblica messicana, che sostengono López Obrador ha appeso degli striscioni in un parco chiedendo «una seconda espropriazione petrolifera» dopo quella del 1938. I cartelli mostravano delle scarpe che davano dei calci al logo della compagnia petrolifera russa Lukoil e a quello della statunitense Exxon con scritto: «Fuori i russi, fuori gli americani, fuori gli stranieri».