Ambiente, politica e diplomazia

Dall’Artico al Mediterraneo, dalle associazioni locali alle organizzazioni internazionali e onusiane, l’appello al cambiamento climatico e ad una nuova visione del rapporto tra uomo e ambiente resta una priorità. Quello svoltosi in Polonia è stato un appuntamento fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici. Dall’analisi della documentazione, elaborata durante il summit, conosciamo che gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, la Russia e il Kuwait nel 2017 hanno estratto il 42 per cento di tutto il greggio e sono tra i paesi più restii ad accettare che le Nazioni Unite mettano in discussione il futuro dell’economia legato al petrolio, come sostenuto invece dal più recente rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), oggetto di scontro alla Cop24 a Katovice, in Polonia. Sono già corsi numerosi anni da quando l’Ipcc ha ricevuto il Nobel per la pace, proprio per le proprie attività di ricerca e divulgazione sul tema del climate change. Nell’ultimo rapporto si legge: “Le attività umane si stima che abbiano causato approssimativamente un grado di riscaldamento globale dai livelli pre-industriali”. Gli attivisti delle organizzazioni internazionali e gli analisti esperti di cambiamento climatico sono concordi nel sostenere che se oggi stesso si cominciasse a ridurre drasticamente le emissioni e ad assorbire la CO2 esistente nell’atmosfera, si potrebbe raggiungere l’obiettivo di contenere l’aumento medio delle temperature entro 1,5 gradi, limitando gli effetti più disastrosi dei cambiamenti climatici. L’America di Trump è l’unico paese che ha chiesto di uscire dagli accordi, firmati allora da Barack Obama, in un clima politico nazionale molto turbolento e caratterizzato da uno scontro interno al Partito Repubblicano. Già l’anno scorso, quando il Presidente degli Usa aveva ventilato l’ipotesi dell’uscita, la Cina aveva ribadito la sua con l’intervento del viceministro degli esteri, Liu Zhenmin, che diffidava gli Stati Uniti ad assumersi una responsabilità che è globale e a non comportarsi come con il Protocollo di Kyoto, mai ratificato dagli americani.

E l’Italia come si schiera in questo scenario geopolitico?

Il protagonismo dell’Italia potrebbe divenire reale e concreto grazie alla proposta del Presidente della Fondazione UniVerde, già Ministro e leader dei “Verdi”, Alfonso Pecoraro Scanio. L’ex ministro dell’Ambiente ha lanciato una petizione tramite Change.org, per sostenere la candidatura dell’Italia come Paese ospitante della Cop26 nel 2020.

Dopo aver superato 100mila firme in pochi giorni, grazie anche ad una mobilitazione online tramite social media, la vittoria della vertenza si è avuta qualche giorno fa.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha ufficializzato a Katowice la candidatura del nostro Paese ad ospitare la conferenza per il clima per il 2020. “La mobilitazione lanciata su Change.org e l’adesione in pochi giorni di 100mila persone – ha dichiarato Pecoraro Scanio – dimostra come gli italiani siano sempre più sensibili ai temi del cambiamento climatico e a quelle azioni propositive che puntano a efficaci politiche di transizione energica dai combustibili fossili alle rinnovabili”. Fra i sostenitori anche gli ex ministri Stefania Prestigiacomo e Andrea Orlando.

Articoli e interviste:

COP26 del 2020: Italia candidata, articolo di Domenico Letizia, pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

Pecoraro Scanio: Più Verde in Europa, intervista di Domenico Letizia al presidente della Fondazione Univerde, già Ministro, Alfonso Pecoraro Scanio, pubblicata dal quotidiano “Cronache di Napoli“.